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domenica 4 settembre 2016

I Tarocchi - La Voce dell'Inconscio: Carta XIII La Morte

Arcani Maggiori - La  Morte







Un modo per comprendere come funzionano i Tarocchi è di vederli come simboli di Archetipi Universali che esistono nella mente inconscia di tutti e quindi nell’inconscio collettivo. Le carte pongono i riflettori su alcuni archetipi piuttosto che su altri, poiché essi sono particolarmente attivi nella psiche e nella vita di chi consulta le carte in quel momento o periodo.



Non si tratta, quindi, di leggere nelle carte un destino ineluttabile, bensì di scegliere con più saggezza e capire ed esplorare sé stessi in profondità.

 

IL MODO MIGLIORE PER PREVEDERE IL FUTURO è CREARSELO!



Comprendendo meglio la nostra situazione attuale, potremo in teoria dirigere al meglio gli eventi futuri che risultano dalle nostre decisioni più sagge che possiamo prendere oggi con riflessività e con l’aiuto delle carte. La prevedibilità delle nostre azioni e reazioni è solo direttamente proporzionale alla nostra mancanza di consapevolezza, di autoanalisi e di riflessione. 


I Tarocchi,  essendo la voce del nostro Inconscio e Superconscio, non servono tanto a predire il futuro, quanto ad aiutarci a capire noi stessi e il libro da cui sono tratti gli articoli che pubblicherò per i prossimi post (link sotto) ne illustra usi e funzioni.



Ma prima di procedere, è opportuno esplorare una lecita domanda.

Quando è opportuno usare i Tarocchi per sé stessi? Per trovare una risposta a domande dirette e non troppo emotive, per comprendere aspetti di una situazione che ci sfuggono, per crescere o imparare a considerare altri punti di vista o altri percorsi e modi di agire.


Chiarito ciò, procediamo con la conoscenza degli Arcani Maggiori, in questo post conoscendo la carta numero 13, la carta della Morte, tredicesima tappa del nostro eroe/viandante che affronta gli archetipi in questione, intraprendendo il suo viaggio coraggioso attraverso tutte le tappe dei 22 Arcani Maggiori e quindi illustrando le sue fasi di crescita.



Carta 13: La Morte. Con questa carta inizia per il Matto la terza fase, cioè l’esplorazione del Superconscio dopo aver affrontato il conscio e l’inconscio nel suo viaggio verso la realizzazione di Sé e della propria divinità. Questa carta parla di transizione, trasformazione, rinnovamento, morte del vecchio, chiusura di un ciclo finito, purificazione e cambiamento significativo. A volte persone ed eventi (amicizie, nuovo lavoro, ecc.) indicano che è necessaria una chiusura ed una evoluzione e quindi lasciano la nostra vita per fare spazio al nuovo. Qui il Matto apprende che si tratta sempre di profonda guarigione, trasformazione e rigenerazione e quindi la carta è associata al segno dello Scorpione.



L'illustrazione che introduce la carta qui di seguito deriva dal mazzo più popolare, venduto e diffuso di tutti i tempi, cioè il mazzo Rider Waite Smith. Link per visionare ed eventualmente acquistare questo ed altri mazzi di Tarocchi si trovano alla pagina preposta di questo stesso blog a questo link: 





CARTA XIII LA MORTE (Rinascita)




Ora il Matto si trova a dover metaforicamente morire per rinascere spogliato di tutte le pretese, di inutile bagaglio mentale ed emotivo, di finzioni e vuote ambizioni. All’orizzonte si vede un nuovo giorno e una vita nuova che dà il benvenuto al giorno dopo la lunga e buia notte della morte.


Questa carta raramente rappresenta la morte stessa. Tende però a rappresentare i grossi cambiamenti, anche quelli felici. Per esempio, se ci apprestiamo a diventare padre o madre, stiamo dicendo addio al nostro status di persona che può legittimamente pensare solo a sé stessa e quindi non è così strano attrarre questa carta nel proprio consulto. Lo stesso vale per matrimoni, divorzi e cose del genere.


Alla morte importa poco della posizione sociale, della ricchezza, della santità del ruolo che si ricopre o della propria età. Abbiamo tutti una “data di scadenza” e c’è un tempo per tutto sulla Terra, c’è un tempo per la morte e un tempo per la vita. Nel mito, le anime dei morti dovevano attraversare il fiume Acheronte in barca e pagare una moneta a Caronte, il traghettatore di anime. Se non pagavano il dazio, rimanevano per sempre fantasmi intrappolati tra il regno dei vivi e quello dei morti. Psicologicamente, tale moneta indica la necessità di pagare pegno e concedere a sé stessi lo spazio necessario per sentire ed esprimere il proprio lutto per le proprie perdite e per poter continuare a vivere la propria vita con onore e dignità. Durante la fase e lezione offerta dall’Appeso, quando il Matto acconsente di arrendersi e di viaggiare consapevolmente nell’Ade alla presenza delle divinità dell’oltretomba, in realtà egli va gradualmente verso la propria Iniziazione e conseguente Illuminazione.









La carta della Morte simboleggia il cambiamento, la fine di un ciclo vecchio e la nascita di una nuova vita, sia per gli esseri umani, sia nei cicli della natura, la quale mostra chiaramente i cambiamenti nei suoi costanti cicli di morte e rinascita. E’ uno sviluppo naturale nella vita di ogni essere umano, sia a livello fisico che psicologico. La Morte semplicemente contrassegna le fasi di transizione. 


Lo scheletro si può paragonare all’albero che ha perso le foglie in attesa dei germogli nuovi della primavera. Rappresenta il lasciarsi indietro il desueto e superato, che siano pensieri, emozioni, stati d’animo o desideri. Ciò che non è più utile va scartato.



Il Matto apprende ciò dalla sua madre terrena, L’Imperatrice. Ogni età umana ha la sua fase e ogni fase ha una fine, una volta che l’abbiamo vissuta. Qualsiasi genitore si aspetta che il proprio figlio cresca dall’adolescenza alla maturità dell’adulto. La Morte può significare la fine di situazioni in molteplici modi e contesti diversi, come già illustrato. Può simboleggiare lasciare la scuola, lasciare casa, lasciare un lavoro, lasciare la propria nazione e nessuna di queste cose indica una morte fisica, né necessariamente indica una fase negativa. Anzi è spesso il contrario. La carta della Morte, come detto, indica trasformazione e cambiamento molto più spesso di quanto indichi la morte del corpo. Emozioni, pensieri, valori si trasformano in quanto, la carta  dice, i cicli che li governavano giungono ad una fine.


In un consulto questa carta segnala la fine di qualcosa, di una specifica situazione, ma con la promessa di un nuovo inizio che sta emergendo. Il dolore che sentiamo durante le fasi di cambiamento ha più a che fare con il nostro desiderio di mantenere lo status quo di quanto sia connesso ad un dolore effettivo ed oggettivo o persino necessario

Il cambiamento è l’unica costante nella vita e quindi tutto dipende da come uno affronta l’inevitabilità del cambiamento.




Parole chiave: Liberazione. Transizione. Lasciar andare. 

Perdita/Guadagno. Rivalutazione.


 Ottimismo. Rinascita. Catarsi. Rinnovamento. Inevitabile 


cambiamento improvviso. Purificazione. 





Tratto dal libro I Tarocchi - La Voce dell'Inconscio disponibile su Amazon per kindle  al link di seguito:







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sabato 27 agosto 2016

I Tarocchi - La Voce dell'Inconscio: Carta XII L'Appeso

Arcani Maggiori - L'Appeso



Un modo per comprendere come funzionano i Tarocchi è di vederli come simboli di Archetipi Universali che esistono nella mente inconscia di tutti e quindi nell’inconscio collettivo. Le carte pongono i riflettori su alcuni archetipi piuttosto che su altri, poiché essi sono particolarmente attivi nella psiche e nella vita di chi consulta le carte in quel momento o periodo.



Non si tratta, quindi, di leggere nelle carte un destino ineluttabile, bensì di scegliere con più saggezza e capire ed esplorare sé stessi in profondità.

 

IL MODO MIGLIORE PER PREVEDERE IL FUTURO è CREARSELO!



Comprendendo meglio la nostra situazione attuale, potremo in teoria dirigere al meglio gli eventi futuri che risultano dalle nostre decisioni più sagge che possiamo prendere oggi con riflessività e con l’aiuto delle carte. La prevedibilità delle nostre azioni e reazioni è solo direttamente proporzionale alla nostra mancanza di consapevolezza, di autoanalisi e di riflessione. 


I Tarocchi,  essendo la voce del nostro Inconscio e Superconscio, non servono tanto a predire il futuro, quanto ad aiutarci a capire noi stessi e il libro da cui sono tratti gli articoli che pubblicherò per i prossimi post (link sotto) ne illustra usi e funzioni.



Ma prima di procedere, è opportuno esplorare una lecita domanda.

Quando è opportuno usare i Tarocchi per sé stessi? Per trovare una risposta a domande dirette e non troppo emotive, per comprendere aspetti di una situazione che ci sfuggono, per crescere o imparare a considerare altri punti di vista o altri percorsi e modi di agire.


Chiarito ciò, procediamo con la conoscenza degli Arcani Maggiori, in questo post conoscendo la carta numero 12, la carta dell'Appeso, la dodicesima tappa del nostro eroe/viandante che affronta gli archetipi in questione, intraprendendo il suo viaggio coraggioso attraverso tutte le tappe dei 22 Arcani Maggiori e quindi illustrando le sue fasi di crescita.


Carta 12: L’Appeso o L’Impiccato. La figura sulla carta che con

grande serenità contempla l’Universo anche se è appeso al 

contrario, sembra aver abbandonato la mondanità e il conformismo

per cercare altri modi di vedere le cose e un significato spirituale. A

volte legato a questa carta sembra esserci uno spirito di sacrificio, 

ma quasi sempre è volontario e quasi sempre dietro a ciò esiste una 

ricerca di altre prospettive, oppure il desiderio di lasciarsi andare e 

farsi guidare dal cosmo attraverso la rinuncia ai dettami e ai tempi 

dell’ego per seguire quelli del Sé Superiore. Si impara a vivere 

fuori dal coro e a sentire e seguire la propria guida interiore. E’ al 

mistico ed illusorio Nettuno che è associata questa carta.


Le illustrazioni qui usate derivano dal mazzo più popolare, venduto e diffuso di tutti i tempi, cioè il mazzo Rider Waite Smith. Link per visionare ed eventualmente acquistare questo ed altri mazzi di Tarocchi si trovano alla pagina preposta di questo stesso blog a questo link: 





CARTA XII L'IMPICCATO/L'APPESO




A  questo punto, il Matto inizia il suo viaggio nell’oltretomba per esplorare i reami della sua mente inconscia. Una volta, nell’Europa Medioevale, il destino di essere appesi a testa in giù era una punizione riservata a coloro che avevano contratto debiti. L’Appeso ha contratto un debito con la vita – in teoria, la vita è un dono di Dio e come la viviamo è il nostro dono a Dio; dovremmo lasciare il mondo un luogo migliore di come lo abbiamo trovato, ma cosa stiamo facendo affinché ciò accada? Questa è una domanda che l’Appeso ci invita a farci.

L’Appeso è in uno stato autoimposto di sottomissione, un atto di resa alla guida spirituale interiore, ad una forza divina, e attende pazientemente. Il significato essenziale di questa carta indica un sacrificio, una resa volontaria di qualcosa per ottenere qualcosa di più grande valore. Nei miti Greci Prometeo il Titano creò l’umanità, ma soffrì delle pene atroci essendo stato punito per aver rubato il fuoco divino da donare alle sue creature. 

Nel mito Teutonico, il dio Odino si sacrificò volontariamente rimanendo appeso all’albero del mondo per nove giorni e nove notti per ottenere un ringiovanimento e una rinascita. Nessuno gli offrì cibo e abbeveraggi, ma rimanendo appeso egli iniziò a guardarsi in giro e a notare sulle pietre sottostanti dei caratteri incisi, le rune, che avevano significati e poteri magici. Con sforzi sovraumani egli riuscì a cogliere una runa e fu così immediatamente liberato grazie al suo potere magico. Non solo fu liberato, ma ottenne anche rinvigorimento e ringiovanimento, come premio per il suo sacrificio volontario.

A questo punto del suo viaggio, il Matto comprende che la conoscenza di ciò che ha dentro è anche più importante della conoscenza di ciò che lo circonda. Questa carta rappresenta il punto di svolta nella vita di un individuo in cui le forze dell’inconscio fanno sentire il loro peso e vanno comprese ed interpretate. 

A tale scopo, occorre sacrificare il controllo consapevole del proprio ego, arrendendosi volontariamente ai territori sconosciuti del proprio mondo interiore. La decisione di iniziare a guardarsi dentro e dedicare tempo e sforzi a questo scopo deve essere una decisione volontaria e non forzata, nella quale la mente conscia sacrifica dello spazio da dedicare alla vita dell’inconscio. Ciò può fare paura poiché dopotutto si tratta di un viaggio nell’Averno, nell’Ade sconosciuto della propria dimensione inconscia. Quindi il Matto si trova di nuovo a correre rischi – il suo viaggio è iniziato correndo il rischio di ricominciare tutto daccapo in un viaggio esteriore e ora si trova di nuovo a correre rischi, ma per compiere un viaggio interiore stavolta.








Quando appare questa carta c’è l’indicazione che questo è un momento adatto per espandere la propria comprensione. Occorre anche imparare a fidarsi del cosmo e dell’intelligenza divina. 

A volte c’è di mezzo un sacrificio di qualcosa per qualcos’altro e occorre ricordare che alla fine si otterrà sempre qualcosa di valore superiore a ciò che si è sacrificato. 

A volte il monito con questa carta è di mollare le redini del controllo e arrendersi al volere divino e ai dettami del Sé Superiore, lasciando che le cose si sviluppino secondo regole diverse da ciò a cui siamo abituati – a volte persino opposte a ciò che per noi è normale. 

L’influenza di questa energia sulla propria psiche ricorda quella dell’evanescente ma spirituale Nettuno in transito sui pianeti personali, durante il quale tutto sembra avere valori capovolti e inversi per raggiungere finalmente un equilibrio – per esempio, se fino ad ora abbiamo prestato molta attenzione alla dimensione spirituale, ora ci troveremo a focalizzarci esclusivamente sul materiale e viceversa.





Parole chiave: Obblighi. A testa in giù. Completamento/Conclusione e Compimento. Serenità. Terra

 e Cielo. Trasfigurazione. Primavera e promesse di energie nuove. Inversione. Decisioni Sospese

. Umiltà e Modestia Coltivate. Una Nuova Prospettiva. Azione Rallentata. Limbo. Coscienza 

Cosmica. Illuminazione. Adattabilità. Generosità. Altruismo. Flessibilità. Chiudere col Passato. 

Calma. Un Apparente Stallo. Riflessione. Serenità. Misticismo. Devozione. Contemplazione.







Tratto dal libro I Tarocchi - La Voce dell'Inconscio disponibile su Amazon per kindle  al link di seguito:







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mercoledì 27 luglio 2016

I CATARI E LA REINCARNAZIONE


LA REINCARNAZIONE




“Ci sono più cose in Cielo e in Terra di quante ne sogni la tua filosofia, Orazio”


(William Shakespeare – Amleto)


Per quanto riguarda la vita e specialmente il cervello ed il potenziale umano, poche sono le cose che persino i più grandi possono davvero vantare di poter spiegare senza ombra di dubbio e con totale certezza, purtroppo. Tra questo considerevole numero di cose per cui non si hanno risposte esaustive, si annovera la Reincarnazione.

Il breve articolo che segue introduce l'argomento e racconta di una delle testimonianze potenzialmente a favore dell'esistenza della reincarnazione e, si spera, stimola la curiosità dei non addetti ai lavori interessati all’argomento

Ulteriori informazioni e dettagli saranno contenuti nel mio libro di prossima pubblicazione (copertina sopra), nel quale racconterò anche cosa i ricercatori e professionisti ed operatori del settore sono riusciti a scoprire sull’argomento negli ultimi decenni.




I CATARI E LA REINCARNAZIONE


Non tutti conoscono i Catari (che significa “uomini puri”), una setta cristiana tanto “eretica” quanto gli Gnostici loro predecessori, ma che probabilmente derivava dalla setta dei Bogomil, la quale nacque in Bulgaria nel X secolo diffondendosi a Costantinopoli verso la fine dell’XI secolo.  

La dottrina dei Catari si distingueva per il suo rigore morale che si contrapponeva alla dilagante mediocrità ed alla corruzione dei membri della Chiesa Cattolica di quei tempi (qualcuno potrebbe osservare che non molto sembra essere cambiato oggi – forse aveva ragione Andreotti quando diceva che “il potere logora chi non ce l’ha?”).

L’ "eresia" dei Catari nasceva dal bisogno di credere e di vivere diversamente la propria religione. Poiché i Catari professavano un radicale anticlericalismo che metteva in discussione l’esistenza del personale ecclesiastico, la Chiesta ritenne di avere poca scelta – decise quindi, come spesso accadeva, di sterminare i Catari in modo orrendo e sanguinoso.

Il fatto è che da quando esiste l’essere umano, o se non altro nella storia più recente degli ultimi due millenni, sembrano esistere le persecuzioni motivate dalla cosiddetta “fede” di qualsiasi tipo, eccezion fatta per gli Gnostici e i mistici che non mi risulta abbiamo mai sterminato nessuno. Non altrettanto fervore nella storia ha incontrato il desiderio di disseminare la conoscenza che libera l’essere umano, purtroppo. E anche quel raro fervore di disseminare conoscenza e sete evolutiva che ha distinto i pochi coraggiosi ha dato adito a persecuzioni, impiccagioni, roghi ed altre "delizie" che ci ha donato la Chiesa e la sua dottrina nella storia (e che tutt’oggi tragicamente ci impongono i fondamentalisti di ogni genere e credo). 

Chi uccide per la fede, a quanto pare, ha sempre avuto interesse a soffocare la voce della conoscenza, della libertà e dell’evoluzione.

Come dicevamo, i Catari, che erano vissuti principalmente in Francia, Spagna e nel Nord Italia, furono sterminati  nel XIII secolo in Francia dalla “Santa” Inquisizione, in quanto la Chiesa evidentemente si sentiva parecchio minacciata dai suoi insegnamenti e dalle sue dottrine. E’ interessante notare che tra queste dottrine c’era anche la Reincarnazione che, come sappiamo, Costantino e colleghi eliminarono dalle Sacre Scritture cristiane nel quarto e quinto secolo dopo Cristo, cioè quando il Sacro Romano Impero decise, per motivi politici, di rendere la novella religione cristiana Religione di Stato, mettendo mano e modificando le scritture a seconda di ciò che più faceva comodo alla propaganda necessaria ai tempi, “ovviamente” sterminando i cosiddetti pagani ed  eliminando al tempo stesso la libertà di culto di cui la maggior parte dei cittadini romani aveva goduto per lungo tempo (per informazioni sulla storia della Chiesa ved. autori come Alvin Boyd Kuhn; informazioni sull’Inquisizione nel libro di Baigent e Leigh qui di seguito).



Fatto sta che dal 1139 la Chiesa iniziò a condannare gli eretici e Papa Innocenzo III dichiarò che chiunque tentasse di creare una visione personale di Dio che fosse in conflitto con il dogma della Chiesa dovesse essere bruciato al rogo senza pietà. Nel 1208 offrì indulgenze e salvezza eterna, terre e proprietà confiscate agli eretici a chiunque si offrisse di portare avanti la crociata contro i Catari e ciò fu l’inizio di un programma di massacro  trentennale che decimò la Francia meridionale – 12 000 persone furono uccise a St. Nazaire e 10 000 a Tolosa, solo per fare due esempi.



Nel 1215 il Concilio Lateranense diede inizio all’Inquisizione e ai suoi processi, grazie ai quali oltre un milione di persone, bambini inclusi, furono sterminati. Ciononostante, la cittadina francese di Montségur tenne testa alla Chiesa e i Catari riuscirono a resistere per sei mesi, fino al tradimento che li costrinse ad arrendersi nel marzo del 1244, occasione in cui 205 Catari marciarono giù dalla montagna cantando fino ai roghi che li attendevano per arderli vivi. 


In altre parole, una delle più violente ed efficaci crociate mai organizzate fu perpetrata dai cristiani contro altri cristiani, che erano un esempio di quella moralità che mancava alla Chiesa. I Catari, insieme ad altri cristiani come i Valdesi, gli Albigesi e gli Anabattisti, col coraggio di chi abbraccia e vive intensamente la fede e le scritture, sfidarono la chiesa romana in una impari lotta, che finì in massacro. 

E' interessante notare che fino alla fine del XX secolo poco si conosceva sui Catari – poi si approfondirono le ricerche. Tra queste, si annovera un libro che raccoglie le memorie lontane (del 1944), le visioni ed i sogni relativi ad una esistenza precedente di una donna di nome “Mrs Smith”, la quale collezionò tali memorie in alcuni diari. La Signora Smith, casalinga molto pratica e con pochi grilli per la testa, aveva collezionato grazie ai suoi sogni molte informazioni sui Catari basate sui suoi presunti ricordi nel corso degli anni. Queste informazioni furono arricchite poi da accurate e lunghe ricerche, che si spinsero fino negli annali dell’Inquisizione, da parte di uno psichiatra inglese di nome Arthur Guirdham. Il risultato fu pubblicato negli anni ’60 in un libro che è stato tradotto in diverse lingue, ma non in italiano, il cui titolo originale è: The Cathars and Reincarnation.

Molti conoscono il lavoro di ipnosi regressiva dello psichiatra Brian Weiss, anche grazie al successo del suo libro “Molte vite molti maestri”, ma altri studiosi, meno noti ma altrettanto qualificati ed ex scettici nei confronti della reincarnazione ed altre tematiche esoteriche, l’hanno preceduto nella ricerca sulla reincarnazione; uno di questi è appunto lo psichiatra Arthur Guirdham, il quale si ritrovò all’improvviso con una paziente le cui memorie scritte descrivevano chiaramente la sua vita come membro dei Catari nel XIII secolo nella regione della Linguadoca in Francia; la paziente aveva tenuto un diario delle sue memorie, visioni e sogni ricorrenti da quando aveva 13 anni. Il dottore quindi si ritrovò inaspettatamente a dover affrontare un argomento che fu di suo interesse molti anni prima e la natura così dettagliata e precisa dei cosiddetti ricordi della paziente, la quale non aveva precedente conoscenza, nemmeno scolastica, della storia medioevale francese, non poteva di certo essere ignorata da Guirdham.

In sintesi, i diari della Signora Smith, con l’aggiunta di note, ricerche approfondite sulla veridicità dei ricordi anche nei luoghi descritti e attraverso testimonianze dei massimi esperti sui Catari (come per esempio il Professor Nelli), spiegazioni e bibliografia addizionale, divennero il libro di interesse storico e reincarnazionista di cui sopra.


Cito  brevemente gli aspetti della documentazione presentata dalla Signora Smith che maggiormente sorpresero gli storici e gli esperti:

1)  I disegni corretti di antiche monete, gioielli, dettagli relativi all’abbigliamento dei tempi, ai rituali seguiti, alle abitazioni ed alle relazioni sociali di allora

   2) Dettagli relativi ad alcune persone perseguitate e condannate dall’Inquisizione a Tolosa, i cui documenti lasciati dall’Inquisizione molto più tardi ne confermarono l’esistenza


      3)  Descrizione di una particolare chiesa in cui venivano tenuti i prigionieri di fede


    4) Le parole esatte di canzoni che la paziente scrisse nel 1944, ma che furono scoperte poi negli archivi della Linguadoca solo nel 1967.


A dire il vero, tali conferme sorpresero per prima la Signora Smith, la quale non aveva idea che le informazioni da lei ottenute attraverso sogni e visioni fossero accurate, anche perché era, per sua ammissione e come già detto, totalmente a digiuno di nozioni relative all’Europa medioevale. E’ interessante notare che tutto il lavoro sul materiale della Signora Smith finì per stimolare ed aumentare l’attività psichica nella mente del dottor Guirdham stesso, il quale, dopo una serie di esperienze personali, fu costretto a rivedere la sua posizione originaria relativa a concetti come la reincarnazione, personale e di gruppo, che lui fermamente rifiutava prima di questa esperienza.

Va detto per onestà che il libro di Guirdham sarà di sicuro richiamo per coloro che hanno un interesse per la storia religiosa dell’Europa medioevale e per coloro che sono interessati alla reincarnazione, ma dubito che convincerà gli scettici incalliti, che tali restano davanti alle cosiddette “memorie lontane”.


A proposito di memorie lontane e a beneficio dei lettori, faccio notare che anche una bravissima scrittrice inglese di nome Joan Grant pubblicò molti decenni fa sette libri basati sui suoi ricordi di altre incarnazioni, ma, nonostante l’enorme successo di pubblico  e la traduzione dei suoi libri in molte lingue, la  Grant fu costretta a dichiararli opere di fantasia per poterle pubblicare. Quattro di questi libri erano basati sull’antico Egitto; uno di questi libri fu a suo tempo anche tradotto in italiano col titolo Il Farone Alato.







Patrizia Trotta si è formata in Inghilterra ed è Dottore di Ricerca specializzata in Scienza dell'Educazione (PhD Ed) con specializzazione in Educazione Transpersonale e in Psicologia Transpersonale attraverso la sua Laurea Triennale in Psicologia (BSc) seguita da un Master of Science (MSc) in Consciousness and Transpersonal Psychology (Studi sulla Consapevolezza Umana e sulla Psicologia Transpersonale), quindi in ricerche per lo Sviluppo del Potenziale Umano e della Sovranità del Sé.

Le sue ricerche continuano nel campo della Psicoenergetica, l’emergente quinta forza in Psicologia che si occupa di energie (le altre quattro forze sono: psicoanalisi, comportamentismo, psicologia umanistica e transpersonale).



L’autrice inoltre si occupa da oltre 30 anni di astrologia psicologica ed esoterica (Certificato e Diploma della White Eagle School of Astrology) e dal 1991 anche di cristalloterapia (Diploma International College of Crystal Healing) ed altre discipline relative all'esoterismo occidentale e allo sviluppo del potenziale umano. 

Attualmente sta aggiornando e completando la sua formazione transpersonale come ipnologa e come ipnologa specializzata in regressione alle vite precedenti, argomento su cui presto pubblicherà due libri (di cui uno sulla reincarnazione) e sul quale discuterà anche in questa sede, aggiungendo ulteriori post a tale proposito.

http://patriziatrotta.com/libri-ed-ebook-consigliati/




Qualche libro di potenziale interesse oltre a quelli già precedentemente segnalati in questo blog: